Wolfango Telis

feat. M.I.W.T.A. org.

Poetica

La verità sta in un luogo che non si vede soltanto con gli occhi e che non si può segnare su un foglio di carta; un luogo equidistante fra quel che esiste e la tua speranza, fra la realtà delle cose e il tuo sogno di esse.

Il viaggio dell’arte non è mai quello che ti aspetti”, mi dicevo, però dovevo “nutrirmi”, quindi mettevo insieme i testi sacri e profani secondo i giudizi che le caste intellettuali esprimevano, in un periodo in cui si edificava l’intolleranza e la violenza.

Leggevo e dipingevo, come chi credeva nella innocenza, nell’impunità dell’arte e del pensiero.

Cominciavo a cercare il mio Graal inseguendo percorsi lontani da ogni omologazione culturale.

Kandinsky, Bacon, Marcuse, DeKooning, Guenon e Kafka. È avvenuta così la nascita del mio tempo interiore inaugurando un nuovo vocabolario artistico, del tutto inedito e ricco nella valenza e nei riferimenti. Avvenne il superamento di un linguaggio. Se non era figurativo, in senso stretto si inscriveva comunque all’interno di una ricerca cosciente e puntuale attuata entro i confini della forma. Ma, come tipicamente avviene laddove il passaggio ha dietro di sè un discorso teorico consistente e maturo, anche nel mio caso la “perdita” della dimensione figurale mi ha portato, all’inverso, ad un arricchimento di contenuti e materiali, tale da poter ragionevolmente suffragare l’idea di un superamento, più che di una perdita.

L’opera perde il proprio nome, la propria identità, diviene “senza titolo” e si arricchisce di una perfettibilità ampia da includere i quattro elementi della cosmogonia classica: terra, aria, fuoco, acqua, che diventano testo già a partire dalla loro organizzazione strutturale. La cosmogonia viene prima della scrittura stessa del testo; nasce con la stessa scelta tecnica esecutiva. Il lavoro ha una sua identità ed un titolo finale che è quello di una storia ri-dichiarata. Le fluttuazioni del vuoto possono produrre una gran quantità di materia.

Quello che è avvenuto è stata un transazione del vuoto, dello spazio-tempo iniziale, verso lo spazio-tempo attuale. L’universo è la manifestazione di un’esplosione entropica; quindi il mio modo di interpretare artisticamente deriva da un’idea che considera due forme di energia e di luceità: quella che viene dallo spazio-tempo e quella che emana la materia stessa.

La mia ricerca in generale è una ricerca di materiali.

Ogni materiale continene una memoria; poiché la memoria mira alla totalità; utilizzo più memorie possibili come fa la terra per la sua storia affinchè l’uomo resti un albero verde. Quando Duchamp ammette che l’opera dura lo spazio della generazione del suo autore o poco più, fa una precisa dichiarazione di poetica: che è un modo di attribuire all’elaborato creativo la caducità, la perdita dovuta, ma anche le stigmate di essere cosa di per sé assolutamente inerte. Per la sua ri-significazione bisognerà attendere la volontà dell’artista, che da demiurgo deciderà di sottrarla a quella oscurità.

Rauschenberg attribuisce alla materia il ruolo disegnare nel tempo rivestita da tautologia e al contarrio di Burri svuota di significato i materiali trovati per farli ricadere in una simbologia maggiore. Per lui la materia non comporta (alcun) rinvio, quindi, non è più possibile contrapporla all’antagonista di sempre: la forma.

Con Beyus l’oggetto diventa una reliquia sensibile. Tutto, invece, parla di metafore, della riappropriazione perduta dell’uomo. Dietro c’è l’insegnamento di Steiner e il rilancio dell’antropolgia come chiave di quel recupero. La realtà diventa il solo mezzo per toccare lo spirituale e la ritualità permette di intercettare la concretezza del simbolo.

Gli anni Ottanta registrano un comportamento disinvolto, il recupero del “privato” e del disimpegno. La ripercussione che questa ha determinato nell’amministrazione della cosa pubblica nella configurazione dei modelli sociali e culturali è enorme così, come un albero agitato rende visibile la for(m)za del vento che lo agita, mi ritrovo coraggioso nel non nascondere niente delle mie angosce, dei miei dubbi e, tornata alla luce attraverso la porta del fuoco, della memoria del cammino periglioso ti faccio racconto.

Affronto le problematiche attraverso un vitale itinerario che perseguo con pervicace continutità e coerenza. Ciò mi situa forse all’interno di un versante della produzione artistica e contemporanea in cui il segno e i materiali ricercati evocano un tempo cronologicamente differente.

Questa realtà fatta di simboli-segni sganciati dal reale, dà un nuovo senso creativo, un mondo che rivela sorprendenti verità; come un’operazione archeologica nelle diverse stratificazioni della memoria corticale e stratificata.

L’importanza dei materiali con estrema sapienza e magia, si diversifica e supera la dimensione che essa assume presso gli altri artisti.

Oro-piombo-ferro-marmo-legno-gesso-bende-pigmentinaturali-cerazolfo-peced’Olanda costituiscono le condizioni di una tensione che si inscrive in una connotazione magico-rituale alla quale essi sono sottoposti pur non perdendo la loro personalità. Linguaggio autonomo o categoria dello spirito che si avviano verso una renovatio rerum che è condizione di rigenerazione spirituale. La manipolazione materica mostra sempre nuovi elementi di elaborazone in rapporto viscerale; da qui il bisogno il tempo di ritrovare un tempo personale e autentico (kairòs) per sentire il proprio dialogo interno, le proprie parole. Eterno presente carico di fenominicità dove, molto significativamente, accanto a radici inconsce prevale un culto del silenzio drammaticamente teso ad evocare l’illusoria presenza della vita e della morte. Il linguaggio del silenzio. Da quì la mia arte, in cui il corredo simbolico e psichico sublima il panico dell’essere di fronte al mondo e alla storia del mondo: il senso effettivo dell’automatismo e della catastrofe.

Vincendo ogni regola, limite, preconcetto o struttura in uno stato di imperturbabilità apparente, visualizzo la duplice costante dimensione della luce e della sua assenza, dove il segno è il tramite unico legame della variabilità della percezione. Al di là della storia rimane la luce.

La mia pittura o scultura, pur non rappresentando alcun oggetto riconoscibile, appartiene alla genesi delle impronte, cioè mostra lo scempio morale e materiale di cui l’uomo si fa interprete. Lo spazio del mio lavoro non è solo fisico. Può trovare corrispondenza con luoghi non vissuti ma pensati, memorizzati dalla memoria d’artista.

Quello che si vede proviene da ciò che non appare.

Ed ecco la combinazione simbolica di pittura e scultura, di una certa vitalità ed energia. Un’arte, dunque, in cui lo stacco, l’allontanamento della realtà oggettiva è apparente creando invece immagini di un mondo possibile all’interno della stessa realtà già data che quest’ultima in quanto tale la fonda aporeticamente. L’opera diventa il solo ed unico luogo dove è possibile esercitare la pittura e contemporaneamente occultarla: lo spazio del detto e del non detto.

L’artista, credo, debba tradurre in arte un’organizzazione di valori relativi alla propria individualità e debba affrontare l’opera come uno spazio di energie da ricondurre ad una unità di equilibrio. Uno dei tramiti ne è l’oggetto, essenza corporea, sensuale, risultato di una conoscenza, di un’azione, perfino di un pretesto. L’oggetto ha in sé il valore della parola, del tempo e del luogo, della materia e del rapporto fisico e diretto con essa. Evoca sensazioni fisiche: suoni-profumi-silenzi, palpabilità molto forti. Tutto ciò è rivoluzione attraverso quell’energia interiore all’artista stesso, al suo percorso e al suo (transito), al suo passaggio attraverso paesi, voci, culture differenti. Le bende catturano gli oggetti, li fasciano, li delimitano, li sorreggono o li coprono, rievocando lacerazioni e inconsce ferite mai rimarginate, trattenendo e controllando l’energia tutta per intera. Il valore dello zolfo è il valore della luce, della sapienza, del fuoco. Al contrario, il piombo è qualsiasi cosa che riguardi la terra e l’uomo da cui necessariamente si deve partire per purificarsi, riscattarsi su un piano di sublimazione.

La parte utopica del pensiero è decisa e intensa come le più vitali e determinate ideologie dell’essere umano. Il visibile non è lo spazio in sé, continuo e omogeneo, uno spazio (senza nascondigli), uno spazio dunque, riferito al sé dell’artista (sepatio), il suo “ritaglio evolutivo”, in cui l’apertura, la crescita avvengono in corrispondenza di una perdita di identità e, pertanto, le cose sconfinano l’una nell’altra, sovrapponendosi, partecipi di una spazialità primordiale in cui tutto avviene simultaneamente.

Si può dire che le figure del conscio e dell’inconscio, della memoria volontaria e involontaria, la ri-visione del tempo e delle cose, possono essere montati in figure componibili e scomponibili a piacere come tessere musivi o pezzi di meccano. Credo che proprio da un processo di mutazione di pensiero e dalla percezione, che nasce in questo preciso momento da questi nuovi atteggiamenti che troviamo dinanzi alle idee, si possa mettere in moto una nuova volontà come (possibilità di narrazione”.

Il pensiero che anima tutto questo è quello della “contaminazione” che ripercorre le rovine del passato e i molteplici saperi della cobtemporaneità per ricondurmi ad una unità che non sia né dogmatica, né metafisica, ma narrativa, una narrazione capace di portarmi verso la frontiera interna dell’imperscrutabile. È in tale direzione che oriento la mia ricerca da alcuni anni. Ricerca di un linguaggio immateriale nil cui pretesto è la sindone non come soggetto omologato o anche religioso e ampiamente divulgato, ma qualcosa di più complesso di una semplice pur suggestiva immagine che diventa segno, impronta, luogo della sedimentazione umana.

Il telo di lino è un “oggetto” estremo, come l’urlo seguito dal silenzio che traveste ed occulta parole e geometrie in un rimando che giunge alla sintesi: al Silenzio di Dio.

Tutto ciò mi permette di conquistare un’alrtra porzione di vita per segnare il vuoto, per ascoltare il suono del silenzio, della felicità, dell’agonia, della cosmogonia, quel suono come linguaggio universale che annulla la morte e si lega a doppio filo con la nascita: sacrare la vita e negare la morte.

Wolfango Telis

English Version

The truth lies in a place that no one sees only with eyes and you can’t score on a sheet of paper, a place midway between what exists and your hope, between the reality and your dream of them.

“The journey of art is never what you expect”, I said to myself, but I had to “feed me”, then put together the sacred and profane texts according to the judgments that the intellectuals castes expressed in a time when it was building ‘s intolerance and violence.

I was reading and painting, as one who believed in the innocence and impunity of the art and the thought.

I began to look for my own Grail pursuing paths away from any cultural homogenization.

Kandinsky, Bacon, Marcuse, De Kooning, Guenon, and Kafka. It happened so the birth of my inner time inaugurating a new artistic vocabulary, unique and rich in value and in the references. It happened the passing of a language. If it wasn’t figurative, in the strict sense, however, it was inscribed into a conscious and detailed research carried out within the boundaries of form. But, as typically happens when the passage has behind it a theoretical consistent and mature, even in my case the “loss” of figural dimension has led me, in reverse, to the enrichment of content and materials, such as to reasonably support the idea of overcoming, rather than a loss.

The work loses its name, its identity, it becomes “untitled” getting rich by a wide perfectibility to include the four elements of classical cosmology: earth, air, fire, water, which become text ever since the structural organization. The cosmogony is the first of the writing of the text, born with the same selection technique. The work has its own identity and a final title of a story that is re-declared. The vacuum fluctuations can produce a large quantity of matter.

What followed was a transaction of the empty, of the initial space-time towards current space-time. The universe is the manifestation of an entropic explosion, so the way I interpret artistically comes from an idea that considers two forms of energy and luceità: what is from the space-time and the other one that gives off the stuff.

My research, in general, is a research of materials.

Each material contains a memory because memory is aimed at all. I use more memories possible as the earth makes for her story so that the man should be a green tree. When Duchamp admits that the work lasts the space of a generation, or of its author, makes a clear statement of poetics: it is a way to attribute the futility to the creative elaborate, the loss due, but also the stigma of being something itself completely inert. For its re-signification they need to wait the artist’s will, which decides to withdraw it to the darkness.

Rauschenberg on the role attributed to the draw in time covered by tautology and empty of meaning contarrio Burri found materials to make them fall into a greater symbolism. For him, the matter does not (no) reference, then, is no longer possible to oppose it the antagonist of all time: the form.

With the object becomes a relic Beyus sensitive. Everything, however, speaks in metaphors, re-appropriation of lost man. Behind there is the teaching of Steiner and recovery of the antropology as key to that recovery. The reality is the only way to touch the spiritual and ritual allows you to intercept the concreteness of the symbol.

The eighties showed a cavalier behavior, the recovery of the “private” and disengagement. The impact that this has resulted in the administration of public affairs in the configuration of social and cultural patterns is so huge, like a tree shaken makes visible for (m) za wind that agitates him, I find the courage not to hide anything about my anguish of my doubts and come to light through the door of the fire, the memory of the journey perilous I tell you.

I face the challenges through a route that I pursue life with stubborn continuity and consistency. This situates me within maybe a side of contemporary artistic production in which the sign and refined materials evoke a different time chronologically.

This reality of symbols-signs unhooked from reality, gives a new creative way, a world that reveals surprising truths, and as an archaeological site in different cortical layers of memory and stratified.

The importance of materials with extreme wisdom and magic, and has diversified beyond the size that it is taking at the other artists.

Gold-lead-iron-marble-wood-gypsum-bandages-pigmentinaturali-cerazolfo-peced’Olanda are the conditions of a voltage that is part of a magical ritual connotation to which they are subjected without losing their personality. Autonomous language or category of the spirit that is coming to a condition that is renovatio rerum of spiritual regeneration. The manipulation of matter showcasing new elements in relation elaborazone visceral, hence the time needed to find an authentic and personal time (kairos) to hear his internal dialogue, his own words. Eternal present where phenomenon load, very significantly, next to the unconscious roots cult of silence prevails dramatically tended to evoke the illusory presence of life and death. The language of silence. From here my art, in which the symbolic and psychological outfit sublimates the panic of being in front of the world and world history:the sense of automatism and the actual catastrophe.

Winning every rule, limit, prejudice or structure in a state of apparent imperturbability, I get the dual constant dimension of light and its absence, where the sign is the only link with the variability of perception. Beyond the story remains light.

My painting or sculpture, while not representing any recognizable object, belongs to the genesis of footprints, that shows the havoc the moral and material of which man is the interpreter. The space of my work is not only physical. Can be found at places with no thought but lived, is stored by an artist.

What you see comes from what is not.

And here is the symbolic combination of painting and sculpture, of a certain vitality and energy. An art, therefore, in which the separation, removal of objective reality is apparent, while creating images of a possible world in the same reality that it has already given itself the basis aporeticamente. The work becomes the one and only place where you can carry on painting and simultaneously conceal it: the space of the said and the unsaid.

The artist, I believe, should be translated into art organization values their individuality and have to deal with the work as an area of energy due to a unit of balance. One of the holes is the object, corporeal essence, sensual, a result of knowledge, action, even an excuse. The object itself has the value of the word, time and place, of matter and the physical relationship and direct contact with it. Evoke physical sensations: smells-sounds-silence, palpability very strong. All of this is that energy revolution through inner artist himself, his path and his (transit), as it passes through countries, voices, different cultures. The bandages capture objects, wrap them, define them, support them or cover them, evoking tears and unconscious wounds never healed, holding and controlling the energy for all full. The value of sulfur is the value of light, of wisdom, of the fire. In contrast, lead is anything that relates to the earth and man which necessarily must begin to purify, redeem himself in a position of sublimation.

The part of utopian thought is strong and intense as the most vital and certain ideologies of the human being. The visible is not the space itself, continuous and homogeneous space (without hiding), a space, therefore, referred to the artist himself (sepatio), his “crop evolution”, in which openness, growth occurs in correspondence with a loss of identity and, therefore, things intrude into one another, overlapping, participants in a space in which primordial everything happens simultaneously.

It can be said that the figures of the conscious and unconscious, voluntary and involuntary memory, the re-vision of time and things, can be mounted in modular and decomposable figures with pleasure as mosaic tiles or pieces of Meccano. I think that from a process of change of thought and perception, which arises at this very moment these new attitudes that are dealing with ideas, you can start a new will as the (possibility of storytelling. “

The thought that drives all this is that the “contamination” that covers the ruins of the past and knowledge of multiple contemporary to take me back to a unit that is neither dogmatic nor metaphysical, but narrative, a narrative that can take me to the border of the internal inscrutable. It is in that direction that I direct my research for some years. Searching for a language whose pretext is immaterial nil the shroud is not approved as a subject, or even religious and widely disseminated, but something more complex than a simple but striking image that becomes a sign, mark, instead of settling human.

The linen cloth is an “object” extreme, like the scream followed by silence that disguises and hides words and geometry in a reference that leads to the synthesis: the Silence of God

All this allows me to win un’alrtra portion of life to mark the void, to hear the sound of silence, of happiness, agony, of cosmogony, that sound as a universal language that nullifies death and binds to doubly birth: make sacred the life and deny the death.